“Carissimo padre” tra i racconti finalisti al Premio Città di Ravenna


CARISSIMO PADRE

di Andrea Masotti

Settembre 1946

– Carissimo padre, rispondo con colpevole ritardo alla vostra lettera, avendo dovuto sottostare alla autorizzazione del colonnello riguardo alla busta chiusa. Mi compiace il vostro stare insieme alla famiglia per festeggiare il Natale. Io trascorsi la mattina con i commilitoni, confinati nelle tende da campo piantate tra le erbacce, mentre fuori scendeva incessante una fitta pioggia mista a neve. Davanti a noi si innalza la sagoma del monte Guritopi. Ma a mezzodì udii i rintocchi di una campana provenienti da una chiesetta e pensai alla vostra tavola e all’ultimo anno passato con voi, quando ancora diciassettenne chiesi di partire volontario per poter ottenere il grado di caporale e con la successiva iscrizione al partito che mai non ho firmato, pervenire al permesso di espatrio. Erano giorni di speranza, con il sogno dell’America, e lasciai contro il vostro parere il paese e la banda con la quale, il trombone alla bocca, percorrevo le contrade insieme agli amici più cari, Massimo e Michele.
Ora qui, padre, solo in quel giorno rimasto caro, mangiammo a sufficienza, un pollo che pagai 25 lecchi albanesi, che fanno cinquanta lire, e divisi con altri tre alpini. Nelle poche ore serene dono loro un po’ di allegria suonando l’armonica che mi avete donato e porto sempre con me. –
– Quando ti era pervenuta codesta lettera di Pier Paolo, caro Rinaudo?- chiese l’ufficiale di stato civile togliendosi il cappello e deponendolo sulla scrivania lucida di vernice nera.
– L’abbiamo ricevuta alla fine del ’45, era nel materiale confiscato dalla marina britannica e poi restituito al nostro paese con i prigionieri, ma è datata 12 febbraio 1941, c’è il timbro del Quinto Reggimento Alpini della Tridentina, che allora era alloggiato di fronte al Guritopi, al confine greco-albanese.-
Armando Rinaudo era austero e impettito, nonostante i suoi sessant’anni e i capelli candidi. Le larghe mani erano percorse dalle vene violacee e i tendini vibravano di determinazione. Solo gli occhi, cerchiati di una aureola giallognola, parevano avvolti da un sudario di dolore per l’ultimogenito mai tornato. Quel ragazzino esuberante era smanioso di allontanarsi in cerca di fortuna.
Poi l’ufficiale si accorse che Rinaudo si era chiuso in un silenzio disperato e gli pose la mano sulla spalla. – Non ha più saputo niente?
…. ( continua)

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2 risposte a “Carissimo padre” tra i racconti finalisti al Premio Città di Ravenna

  1. Claudia de Laporte ha detto:

    Caro Andrea,
    bella storia, bellissimo Blog.
    Claudia

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